Comunicazione

Ma i bambini come apprendono i “No”?

“Lo voglio, lo VOGLIO, LO VOGLIOOOOOO!” urla un bambino di tre anni alla cassa del supermercato di fronte alle golosità esposte. E proprio mentre una madre trafelata cerca di mantenere il controllo di sé e della propria dignità mentre carica e scarica prodotti dal carrello e paga la commessa. Ma non ci sono solo loro, un pubblico osserva il piccolo contorcersi e diventare rosso e sudato mentre le madre proclama i suoi no. Immancabilmente agli sguardi rapiti degli astanti si aggiungono commenti: qualcuno cerca di parlare con il bambino sconvolto, altri parlano dei bei tempi andati quando le mamme avevano polso e alcuni compassionevoli scelgono il silenzio.

 

Se siete dei genitori probabilmente siete stati almeno una volta protagonisti di una scena simile! Come finisce il tutto? Il genitore stanco e assediato da occhiatacce cerca il modo migliore per far cessare il pianto e la sceneggiata, ma a volte la scelta non è proprio la più educativa. O meglio, può essere controproducente per lo stesso genitore che si ritroverà con un bambino che ha compreso di avere un’arma efficace: il capriccio! Possibile che mamme e papà si ritrovino a fomentare i capricci che loro stessi odiano per primi? Purtroppo si, spesso scambiando una soluzione rapida per quella educativa, spesso perché stanchi o perché stufi di essere presi di mira: eh si perché se siete genitori sapete che qualunque cosa facciate qualcuno avrà qualcosa da ridire e non tutti sono così forti da non sentirsi infastiditi da un pubblico mormorante. Ma dove risiede l’errore?

Il comportamentismo  (Paradigma psicologico che si è occupato molto dell’apprendimento) ci viene in aiuto chiarendo i rinforzi e le punizioni. Si tratta di concetti relativi e non assoluti; cioè non possiamo stabilire a priori una punizione perché hanno senso solo se messi in relazione al comportamento che non desideriamo si ripeta! Facciamo chiarezza:

  • Il rinforzo è tutto ciò che aumenta la possibilità che il capriccio (comportamento indesiderato) si verifichi nuovamente, cioè fa apprendere il bambino che se vuole ottenere qualcosa quello è un comportamento utile.
  • La punizione è tutto ciò che impedisce al comportamento di riemergere, perché comporta un costo per il bambino!

Torniamo al nostro esempio: il bambino vuole un dolce e grida, fa i capricci. La mamma, stanca, imbarazzata o in assoluta buona fede cerca il dialogo: “amore, io te lo do, ma tu mi prometti che non lo fai più e che ti comporti bene?”. Questo è un rinforzo positivo: io offro qualcosa di desiderabile che aumenta la probabilità che il capriccio si ripeta!

Se invece la mamma cerca di mantenere la calma (lo so è difficile) e disinteressandosi di tutti mantiene il no, minaccia: “o la smetti di fare capricci o non avrai neanche il dolce che ti ho promesso per cena”, allora siamo di fronte alla punizione negativa: il bambino impara che oltre a non ottenere ciò che vuole, perderà qualcos’altro!

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Secondo esempio! Siamo a casa il bambino sta colorando e ad un certo punto decide di usare il tavolino perché ha finito i fogli! La mamma che sta pulendo e preparando la cena lo guarda arrabbiata intimandogli di smettere, ma il piccolo non ci pensa proprio. Presa dalle mille cose da fare (e sperando di fare in fretta per evitare di accollarsi altro lavoro) decide di punirlo: “ vai a giocare in camera tua con i lego che adesso devo pulire!”. In questo caso abbiamo a che fare con un rinforzo negativo: il bambino deve smettere, ma l’alternativa non è poi così sgradevole, quindi cosa ci perderà ad incaponirsi un’altra volta?! Più difficoltosa per la madre è l’alternativa di costringere il bambino a pulire lui stesso quello che ha combinato sotto la sua supervisione. Ciò significa sacrificare altro tempo e rallentare ulteriormente le proprie attività, ma investire sul futuro con una punizione positiva: non solo smetti di fare ciò che ti piace, ma impegnerai tempo e forze ad un’attività che non ti piace, quindi se non vuoi incorrere di nuovo in quest’ultima sarà meglio non fare capricci.

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Lo so che sembra un lavoraccio e che non è sempre semplice trovare la giusta punizione (quella positiva è quella offre maggiori risultati educativi), ma due consigli per trovare la vostra via:

  1. Si tratta davvero di un investimento: oggi impieghi 20 minuti, ma dopo un mese saranno 5
  2. Non dovete affrontare tutte le regole “di petto”, potete scegliere di concentrarvi su una regola alla volta.

La chiave del vostro successo sarà la costanza, adottate la punizione positiva per un mesetto con regolarità, senza eccezioni e vedrete che il bambino comincerà ad estendere ciò che ha imparato sulla situazione “pennarelli” anche ad altre situazioni, perché avrà appreso che quando mamma e papà promettono, fanno!