Mondo digitale

Quanto è servito tutto questo “lavoro digitale”?

Il negoziante che decide di aprire un canale digitale fa una scelta coraggiosa:

  • Si avventura in un campo apparentemente semplice, ma molto complesso
  • Investe parte del suo tempo convinto (?) che sia sufficiente
  • Cerca di dare nuovo slancio alla sua attività.

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Nonostante l’entusiasmo iniziale, sono in molti che dopo poco abbandonano la strada digitale, ma perché?

In primis, l’ambiente si configura come molto più complesso di quanto sembrasse all’inizio. Gli esperti consultati hanno opinioni differenti e in generale sembrano non riuscire a dare delle indicazioni precise; ma pagare qualcuno perché si curi della propria pagina Facebook può non essere una strada praticabile e quindi si persiste.

Il tempo, si sa, è tiranno e un’attività nuova, con cui non si ha molta pratica, sembra assorbirne troppo per il ritorno che ne abbiamo.

E qui arriviamo al punto dolente, perché prima o poi sorge la domanda: ma noi che ritorno ne abbiamo? A prima vista tutto questo lavorio sembra non portare a nulla, e quindi perché proseguire?

Quando comincio i corsi inizio spesso con una frase che realistica e a tratti deludente: la comunicazione digitale non va considerata una panacea è un investimento e comporta fatica. Perché dire questo? Perché le aspettative sono il primo ostacolo ad una risposta soddisfacente alla domanda precedente.

Se vogliamo rispondere a “Che ritorno ne abbiamo?” occorre partire da aspettative chiare su cosa vogliamo ottenere:

  • In termini qualitativi: maggiore visibilità, più visite al negozio, maggiore successo durante le promozioni, ecc.
  • In termini quantitativi: quanto investo (tempo, soldi, risorse in genere) e quanto voglio ottenere.

Chi di noi si è fissato un obiettivo misurabile in anticipo? Generalmente in pochi e questo impedisce :

  • Di capire se abbiamo avuto successo
  • Quale è la portata del successo/insuccesso
  • Se il problema sia riconducibile alle risorse o alle aspettative.