Comunicazione, Mondo digitale

Emozioni e brand: una relazione analizzabile solo con i numeri?

L’analisi delle conversazioni è stata una delle mie prime passioni quando mi sono gettata sulla ricerca che mi ha permesso di apprezzare l’indagine in profondità della comunicazione umana. Come può trasferirsi oggi nel mondo digitale? E quale apporto può dare alla gestione delle emozioni in una comunicazione commerciale dettata dallo scambio “aperto” di opinioni tra band e pubblico? Queste domande mi hanno portata ad aprire la riflessione al ruolo delle emozioni.

valentines-day-1986203_960_720

Lo studio delle emozioni sono sicuramente uno dei più grani contributi che la psicologia offre oggi al digital marketing. In un mondo caratterizzato da un surplus di informazioni e da una clientela che per molti versi assomiglia alla “folla” di Le Bon  le emozioni costituiscono sia un formidabile aggancio, sia un elemento da tenere d’occhio. Non si sa mai quale reazione possa generarsi in una fetta più o meno larga della popolazione a partire da un messaggio ironico: gioia, sorpresa, indignazione, rabbia… Ecco perché si stanno moltiplicando gli sforzi per analizzare questa sfumatura emotiva nei commenti degli interlocutori del mercato globale. Questa conversazione è però di gigantesche proporzioni , ciò ha condotto al successo di metodi quantitativi basati su approcci psicometrici (quindi psicologicamente validi), ma che comunque devono ridurre la complessità a vantaggio di uno sguardo globale. Quando decisi di approfondire  per la prima volta come operasse una Sentiment Analysis, sono stata preda di numerose emozioni: stupore, delusione, ammirazione e infine il dubbio.

Inizialmente fui stupita della semplicità del metodo, tale semplicità di approccio mi condusse ad un’iniziale delusione (non perché sarei capace di fare di meglio) perché per macinare così tanti dati doveva per forza un po’ “appiattire” la risposta emotiva. L’ammirazione nacque dai risultati che si possono ottenere con questa tecnica e dall’abilità di poter scrivere dei software di tale portata. Alla fine giunsero i dubbi: cosa resta fuori? Cosa possiamo farcene della lettura approfondita delle emozioni nel contesto digitale? In quale contesto “ridotto” un tale sforzo potrebbe avere senso? E così sono tornata ai libri e al punto di partenza: come sfruttare l’analisi delle conversazioni e a chi sarebbe tornato utile?

Credo che la profondità di un metodo qualitativo (anche se non proprio l’Analisi delle Conversazioni) unita ad una conoscenza delle emozioni e di come possano guidare le reazioni umane possa essere un’utile guida nella gestione delle community e delle conversazioni con il pubblico. Una tecnica a servizio non della gestione quotidiana dei canali di comunicazione e dei community manager.

È arrivato il momento di metterla alla prova e vederne i risultati.

Al prossimo articolo!