Ti senti ansioso??

Ti senti ansioso? Per prima cosa cerchiamo di capire cosa ti stia capitando, cioè quali sono i sintomi. L’ansia si manifesta sottoforma di un circolo vizioso che si autoalimenta e diventa problematico quando non si interrompe, non riusciamo ad interromperlo o impedisce di svolgere le normale occupazioni quotidiane.

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Tutto il corpo è coinvolto nella reazione ansiosa:

  • risposta fisiologica: reazioni corporee che seguitano all’attivazione del sistema simpatico come sudorazione, palpitazioni, aumento dell’attività gastrica, vertigini, ecc.
  • pensieri ansiosi: pensieri estremi sulla pericolosità della situazione e sull’incapacità di gestirla
  • reazioni comportamentali: procrastinazione, inibizione generale, nervosismo
  • motivazioni: scarsa motivazione ad agire che può trasformarsi in uno stato d’attesa e in una scarso stimolo all’azione.

Come ti senti realmente? Ecco un piccolo esercizio: ascolta il tuo corpo quando ti senti pervadere dall’ansia e segna su questa scheda i sintomi (segna anche reazioni che non siano segnalate) questo ti aiuterà a comprendere cosa ti stia accadendo e a capire quanto ti senti in grado di tenere queste reazioni sotto controllo.

BUON ASCOLTO!

Analisi dei risultati

Ecco un bell’articolo che, parlando della questione vaccini SI- vaccini NO, mostra come i dati possano essere facilmente letti in una chiave piuttosto che un’altra. La bravura di un ricercatore non sta solo nel compiere i passaggi giusti, ma anche dalla capacità di interpretazione dei risultati.

Uno degli errori nella ricerca sta nel bias dello sperimentatore che, anche in modo inconsapevole, darà maggior risalto a  quei dati che convalidano le sue ipotesti. Ecco perchè la counicazione scientifica, a dispetto da quanto troviamo nei social, deve includere tutta la documentazione circa le scelte teoriche e sperimentali nonchè i risultati numerici, perchè altri occhi confermino le conclusioni o le arricchiscano. Diffidate di risultati parziali o di chi non vuole condividere le procedure. Non vi ho convinti? leggete questo bellissimo articolo e chissà che non ciambiate idea!

 

Vaccini, abbiamo davvero vinto? Un po’ di logica sugli ultimi dati

Cosa non dire all’esame di metodologia

Volete un’indicazione su cosa non dire mai ad un’esame di metodologia della ricerca? O avere un’idea di cosa sia un atteggiamento non scientifico?

Meglio ancora…volete vedere come sia facile per individui non allenati a pensare in modo scientifico a prendere il metodo scientifico e farne scempio, usarlo per confermare un’ipotesi e buttarlo via quando non ti dà i risultati sperati.

Certo è frustrante quando dopo tanto lavoro non arrivi a confermare la tua ipotesi, ma dovremmo sempre cercare di accettare ciò che la scienza ci propone come risultato. Leggete questo bellissimo articolo sulla sindone, su come  invece di arrivare alla verità (la veridicità della sindone non ha nulla a che vedere con il sentimento religioso) si tenta in tutti i modi di glorificare la scienza quando asseconda le ipotesi e ridicolizzarla quando non serve in un andamento tanto altalenante quanto ridicolo.

 

Buona Lettura

http://smarcell1961.blogspot.it/2016/06/la-sindone-prova-di-scienza-solo-quando.html

Comunicare i dati

Una volta che abbiamo completato una ricerca si pone il “problema” di comunicare i risultati.banner-873105_640

La comunicazione è un processo che ha molteplici significati:

  • serve a trasmettere contenuti
  • serve a costruire un’immagine
  • serve a tessere relazioni.

A seconda di quale di queste possibilità prevalga facciamo una scelta, una scelta fondamentale perchè determinerà come andremo a scrivere e chi ne sarà destinatario.

La scienza e l’ambiente scientifico obbligano ad una comunicazione dei risultati “tra pari” che abbiano un medesimo background, che usino dei termini specialistici che parlino di tecniche, di valore dei risultati con una sfumatura che solo un addetto ai lavori conosce. Questo è giustissimo perchè serve a far conoscere il proprio lavoro, a farlo progredire grazie alla prospettiva altrui e a costruirci un’immagine di ricercatore serio e professionale.

In questo blog però io metto insieme due passioni: la ricerca e la comunicazione digitale. Il grande pubblico che ogni giorno conosce il mondo attraverso la comunicazione digitale è assolutamente escluso da questa conoscenza perchè la comunicazione scientifica è lontana anni luce dalle logiche digitali.

Potreste dire che non è rilevante, tanto chi si occupa di giardinaggio non deve per forza interessarsi del bosone di HIggs e viceversa chi non scrive in modo scientifico viene spesso bollato dai colleghi come uno scienziato di serie B. Trovo che ormai questo ragionamento sia totalmente sbagliato e che l’attitudine di lasciare la comunicazione scientifica (scritta da coloro che la scienza la fanno) in mano a blogger e persone non del campo stia diventando pericoloso.

Da un lato pensiamo a tutte quelle speculazioni/superstizioni in ambito medico che proliferano mettendo a rischio la salute pubblica e individuale causate dalla maggiore facilità (sia in termini di ricerca, sia in termini di comprensibilità) di reperimento di informazioni mediche sui blog…….meglio leggersi un post anonimo di un noioso bugiardino. Dall’altra parte si aggiunge il disastro causato dall’analfabetismo funzionale, cioè dalla scarsa attitudine a ragionare criticamente su quanto leggiamo.

Lungi da me suggerire si eliminare la comunicazione scientifica come la conosciamo oggi, ma credo che il ricercatore che ama il suo lavoro dovrebbe prendersi 5 minuti per comunicarlo in modo, breve, comprensibile ed efficace anche ad un pubblico che ormai non è più silente, ma attentamente in ascolto e pronto a dire la sua…anche distorcendo la verità.

Allora brevi post in cui descrivere la validità dei risultati in modo chiaro, senza banalizzarli (“una ricerca inglese dice che le donne amano lo shopping e gli uomini il calcio” comunicato radio tipo) o usare tutte le altre forme di comunicazione digitale non dovrebbe essere considerato un degrado, ma una delle attività della ricerca: video, storytelling, immagini sono tutti strumenti da scoprire.

Molti psicologi che esercitano la libera professioni mettono a scopo pubblicitario materiali di questo genere in rete, ma allora perchè non creare anche un sapere scientifico solido, ma ad ampio pubblico!!