Analisi del 2015

Grazie a tutti i lettori e a breve con nuovi articoli e materiali!!

 

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 7.800 volte nel 2015. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 7 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Cosa fa il community manager?

Il community manager è una figura di cui si parla molto, una di quelle nuove professioni digitali che sembrano sulla cresta dell’onda, ma che sono ancora poco definite. In effetti, un CM può fare davvero di tutto, è il gestore di una comunità e a seconda della Community cambiano i suoi compiti.

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Una community online aspira a diventare una comunità sociale in piena regole, cioè quella che Wenger ha definito una comunità di pratiche: un luogo in cui gli utenti ritrovino parti di sè, collaborino attivamente e che vogliono arricchire e portare avanti. Trasferita in ambito lavorativo significa far sentire il brand o la comunità legata ad un brand come una parte del cliente e che lo stesso si impegna a promuoverlo!

Una community propriamente detta deve raggiungere certi obiettivi: avere un obiettivo comune, un set di strumenti o comportamenti tipici e condividere dei valori. Ciò può avvenire in diverse tipologie di comunità:

  • laboratori per la co-creazione
  • community che rispondano alle domande degli  utenti
  • “raccoglitori” di appassionati
  • corporate blog…

Più che di una figura allora si possono delineare delle attitudini o compiti che siano il più possibile trasversali. Giulio Xhaet ne individua 4:

  1. essere presenti in tempo reale, grazie anche agli strumenti mobile
  2. essere in grado di integrare online e offline
  3. utilizzare canali transmediali in modo coerente
  4. offrire notizie e spunti di qualità per la co-creazione di nuovi prodotti.

Alla base di tutto ci sarebbe una quinta competenza, una dote psicologica: l’empatia. Essere empatici significa entrare in sintonia con l’altro: da un bambino, a un paziente a un cliente che ha delle esigenze. Coltivando la sintonia empatica si riesce a creare quel legame emotivo che rende l’utente coinvolto e fidelizzato nel tempo!

Analfabetismo Funzionale: un’Infografica per Spiegarlo | Smartweek

L’analfabetismo funzionale è un fenomeno poco riconosciuto, nonostante in Italia sia più diffuso che altrove in Europa. Si tratta di un tipo di analfabetismo particolare, che non impedisce l’uso

Sorgente: Analfabetismo Funzionale: un’Infografica per Spiegarlo | Smartweek

In questo interessante articolo si cerca attraverso un’infografica di spiegare il fenomeno dell’analfabetismo funzionale, grave problema di cui l’Italia sembra soffrire in modo particolare.

Già, perchè sconfiggere l’analfabetismo non significa avere persone che sappiano usare davvero il potere del “semplice” saper leggere & scrivere. L’analfabeta funzionale è colui che ottenute le informazioni non le usa, non le mastica, non le fa sue, non le confronta con il mondo e soprattutto non le osserva criticamente. La libertà di pensiero e di informazione che tanto ci piace, soprattutto grazie alle potenzialità delle Nuove Tecnologie, va decisamente ad indebolirsi. Se prima eravamo in balia dei pochi che sapevano leggere e scrivere e che detenevano le informazioni, oggi siamo in mano ad un surplus informativo che può essere così ben confezionato da farci credere qualunque cosa.

Per una psicologa è uno smacco vedere come tante capacità cognitive vengano perse e da ricercatrice mi spiace constatare come lo spirito critico sia così poco di moda. Di esempi di effetti negativi dell’analfabetismo funzionale me ne vengono in mente molti (e mi scuso con chi si sentirà offeso):

  • le false terapie miracolose che curano ogni male del mondo con “l’erba del vicino”,
  • le teorie complottiste di vario genere
  • i “guru – markettari” che fanno del tutto fumo e niente arrosto una filosofia di vita…..

Se la mia opinione non fosse sufficiente e non lo è, vi rimando ad una ricerca pubblicate su INDIRE che ci offre alcune cifre sul problema.

Come uscirne? beh è davvero una bella domanda e non credo che far sparire computer e Internet sia la soluzione. D’altronde chi è dotato di natura di spirito critico lo avrà sempre, chi è totalmente disinteressato difficilmente coglierà La sfida. Resta la maggioranza della popolazione a cui basterebbe un avvio per esercitare anche questa competenza.

Quindi fin da piccoli occorrerebbe un supporto allo sviluppo della matecognizione innazitutto, cioè quell’insieme di competenze e conoscenze circa noi stessi e il modo in cui pensiamo. se ci esercitiamo a non dare per scontato il nostro pensiero, non credete che ci penseremo due volte a come gli altri hanno raggiunto determinate conclusioni. Il pensiero scientifico e soprattutto il suo metodo possono essere un appiglio, una guida, un supporto non necessariamente rigido, per controllare “se il discorso file” e dove e come vengono supportate le conclusioni di un discorso.

W il pensiero, perchè è ciò che ci rende liberi!