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Stress da rientro? Come organizzare il tuo lavoro al meglio: cosa mi ha insegnato il trekking

La gestione del tempo riassunta in un acronimo semplice ed efficace:S.T.O.P.

Alessandra Grassi

Hai mille cose da fare, sono tutte urgentissime e non sai da quale iniziare? Qual è il miglior modo per gestire tutte le attività che hai posticipato a settembre?

» Prendi il tempo necessario per organizzarti!

Una delle strategie più efficaci per imparare a gestire il proprio tempo è quella di creare una buona programmazione: per risparmiare tempo bisogna prendere tempo.
Per vincere lo stress da rientro, cercando di non perdersi tra gli impegni in partenza, trovo molto utile un consiglio che seguo durante le mie avventure di trekking in alta montagna (letto su una piccola guida alla sopravvivenza): “se ti perdi STOP!
Percorro itinerari generalmente segnati da linee bianche e rosse in punti di snodo o da “montagnette” di sassi, create e messe in evidenza da escursionisti passati di lì, che aiutano a trovare il sentiero quando il percorso diventa complesso e poco visibile. A…

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A cosa serve la formazione? Poi non cambia nulla(!)(?)…

Questa domanda rappresenta lo scoglio più difficile per me che mi occupo di formazione.

Non è un dubbio, bensì un bagaglio pesantissimo nella mente di chi la pronuncia e rappresenta il non-moto, la volontà di non muoversi, aspettando che sia il mondo a cambiare attorno a loro.

La sfida, in aula, è quella di rimettere in circolo l’energia e la voglia di fare, non per l’azienda, non per i clienti, nemmeno per l’umanità, ma prima di tutto per se stessi. La formazione serve quando è applicabile (poco alla volta, ma in modo costante) a diversi aspetti della vita.

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Quando è il capo a mettersi di traverso?

Questo è quello che è successo settimana scorsa. Andiamo in azienda, entriamo in aula al mattino presto, dopo il traffico mattutino, piene di aspettative, competenze e caffeina e…. l’aula resta vuota! Dopo venti minuti di solitudine cerchiamo di fare luce sull’accaduto: il Quadro, responsabile di quel gruppo, si era dimenticato di segnare le date e avvisare i suoi collaboratori. Tralasciando il nostro cuore spezzato, ecco che davanti ai nostri occhi torna la domanda iniziale, sotto forma di affermazione. Quel vuoto era la rappresentazione piena dell’opinione del Quadro: il vostro intervento non serve a niente!

“E ora?” ci siamo chieste, ora ci sconteremo con la diffidenza del singolo amplificata dal vuoto dell’aula. Ecco cosa abbiamo deciso di fare?:

  1. siamo andate in ufficio a salutare i partecipanti che avremmo dovuto vedere in aula, con un bel sorriso e un post-it con le prossime date e anche l’offerta di un caffè,
  2. abbiamo riportato ai piani più alti l’accaduto, sottolineando la necessità di discutere di interventi collaterali (ad esempio sulla gestione degli spazi di incontro tra uffici, punto dolente di questa realtà) a supporto dell’intervento formativo.
  3. abbiamo speso la mattinata al bar a ripensare agli incontri successivi perchè fossero più centrati sui vantaggi e sulla crescita individuale.

Funzionerà? siamo fiduciose. Speriamo in una conclusione nella norma di questo gruppo anomalo, quando qualcuno ci avvicina timidamente e dice: “Ho provato a mettere in atto qualche consiglio. Ho visto che  e che non sarà facile, ma mi ha ridato la voglia di fare”.

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L’odio in Rete

La comunicazione digitale è pervasa da un imperativo: essere visibile!! Ma ahimè la visibilità maggiore la conquistiamo più facilmente  causa dei nostri errori. Gli “scivoloni” attirano l’attenzione tanto che qualcuno sa bene come usarli.

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Gli Haters sono coloro che odiano in Rete:

  • da una parte troviamo quelli che danno libero sfogo alla parte peggiore di sè, pubblicando messaggi contro determinati gruppi sociali in modo altamente “politically scorrect”.
  • dall’altra parte abbiamo coloro che dei messaggi antipatici ne fanno quasi una professione perchè li usano per attaccare brand o personaggi.

Come rispondere all’odio in Rete? continua a leggere il mio articolo su CrescitaPersonale

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Reale o virtuale: ha ancora senso?

Per noi genitori cresciuti in un mondo in cui il virtuale è stato accolto come un’entusiasmante novità da fantascienza incarnata è normale, quasi automatico pensare ad una rigida distinzione tra il reale e il virtuale. Ma uno dei punti di partenza per una buona educazione digitale dei nostri figli passa attraverso lo smantellamento di questa dicotomia.

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Cos’è Reale e cos’è virtuale? Si tratta di una distinzione ambientale, di fisicità? Allora ditemi ciò che dite ad un collega seduto di fronte a voi è più simile ad una eterea mail o a ciò che direste dentro il vostro letto? Mi direte: cambia il contesto!!

Certo l’ambiente sociale è fondamentale! Quindi non invito il collega a parlare di lavoro nel mio letto, ma può accadere che nell’intimità del letto io scriva un’importante comunicazione d’ufficio: e quindi la camera accogliente diventa uno sfondo virtuale alle reali parole di lavoro?

La pervasività e l’utilità dei mezzi tecnologici ( e anche la loro intrusione che siamo mail capaci di controllare) li ha resi ormai oggetti familiari e ha esteso la nostra sfera sociale al mondo dell’intangibile.Ma il flusso tra la Rete e il mondo fisico è continuo e inarrestabile e la distinzione che noi contribuiamo a riproporre ai nostri figli non esiste più!

Inviare foto, postare contenuto, esprimere opinioni, condividere informazioni personali sono azioni che tranquillamente svolgo nel mio angolo di mondo privato, con oggetti che sembrano un’estensione di me, ma che in realtà sono una porta verso il mondo.

Accogliamo la portata delle nostre azioni online, invece di sminuirla, invece di pensare che non ci ascolta nessuno o ci vede solo chi vogliamo noi! Il diritto all’oblio su Internet è ancora agli albori e la Rete non è nata per costruire delle comode nicchie, ma per aprirsi al mondo! Il Cyberplace inteso come insieme degli ambienti sociali, non è meno reale dei paesini descritti da Verga e come tale in esso guardiamo e siamo guardati, parliamo e siamo ascoltati, agiamo e godiamo delle conseguenze delle nostre azioni, dalla gioia di scartare l’ultimo acquisto online alla vergogna per aver inviato frettolosamente un messaggio alla persona sbagliata!