Quest’estate abbiamo ricevuto una richiesta che ci ha aperto a molte domande e curiosità. Un committente ci chiedeva un breve corso sulle specificità dei Millennials sul luogo di lavoro! Io e la collega, come nostra abitudine, ci siamo rivolte al mondo della ricerca e qui ci siamo accorte da subito che i Millennials o Generazione Y sono caratterizzati da una nomea non del tutto giustificata:

1- C’è poca chiarezza su chi siano questi famigerati Millennials

2- sono spesso considerati poco rispettosi e presuntuosi

3-le aziende spesso li considerano poco leali.

Ma è davvero così? Vediamo un punto alla volta.

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La generazione dei Millennials

Il primo grande dubbio riguarda i confini di questa generazione. Spesso erroneamente si pensa che i Millennials siano coloro che sono nati a cavallo del nuovo millennio, ma in effetti la generazione Y o Millennials comprende coloro che sono diventati adulti e sono entrati nel mondo del lavoro in quell’epoca. Gli anni non vedono d’accordo tutti: Stewart et al. (2017) include i nati tra il 1981 e il 1995; Sutton (2002) estende ai nati tra il 1979 e il 1994. Ad ogni modo è proprio in questi anni che i Millennial andranno a sostituire quasi integralmente la Generazione X nella forza lavoro come generazione più popolosa.

Poco rispettosi e presuntuosi

Il secondo aspetto più frequente nella descrizione di questa generazione è che sia caratterizzata da “persone che non sanno stare al loro posto” e che trattano con poca deferenza chi è più saggio e ha più esperienza di loro. Secondo Brack e Kelly (2012) questo stereoipo nasce da un fraintendimento: da un lato questi lavoratori sono cresciuti con un accesso sempre più massiccio ad Internet e a una pluralità di fonti. Rispetto a chi aveva solo un libro da cui trarre conoscenza, sono cresciuti con la convinzione naturale che esistono più punti di vista in merito ad ogni argomento e che trovare un’alternativa è sempre possibile.

Anche il rapporto con l’autorità è cambiato. I MIllennials fin da piccoli hanno avuto un rapporto più aperto e spontaneo con l’adulto, sono cresciuti tra mille attività organizzate da tutor e altre figure mentre i genitori lavoravano. Questo, oggi li porta a cercare nel superiore una figura che li assista che faccia da mentore e che li ascolti e non tanto a vederlo come fonte di ogni verità.

Poco leali

Un’ultima accusa poco lusinghiera riguarda la relazione di questi dipendenti con l’azienda. Stewart et. el (2017) sottolinearono che se la Generazione X sia caratterizzata da un forte attaccamento all’azienda quando essa si caratterizzi con valori positivi, i MIllennials non ricavano soddisfazione dall’attaccamento aziendale.

Gli stessi autori offrono una “soluzione” positiva a questa disaffezione che viene riportata anche da Balck e Kelly (2012). I Millennials non si “accontentano” di essere in una grande azienda hanno bisogno di capire come il loro contributo incida nel raggiungimento dei risultati della stessa. Il lavoro principali passa sempre dal manager che attraverso un feedback ragionato è in grado di esplicitare il legame tra l’obiettivo aziendale e le mansioni di ciascun dipendente, cioè espliciti il loro contributo al successo!

A prima vista sembrerebbe un faticoso e grande ribaltamento di prospettiva, in realtà si tratta di trovare delle nuove abitudini comunicative, relazionale e affettive anche tra dipendente e azienda. Come ogni cambiamento porta a un periodo sfidante durante il quale i meccanismi scricchiolano, ma se siamo sopravvissuti alla Fatturazione elettronica, niente ci può fermare ;-)!