Le critiche alla scienza

Spesso gli pseudoscienziati si ergono a vittime incomprese a causa delle critiche che ricevono i loro studi. La critica non è un attacco personale,bensì una parte essenziale del processo di ricerca attraverso cui:

-la comunità scientifica controlla la veridicità de risultati e dei metodi

-la comunità scientifica controlla a replicabilità dei risultati

-gli scienziati apportano un contributo a idee lontane estendendo il significato di un esperimento o di una teoria.

Quanto è frequente ricevere delle critiche? In sede di pubblicazione di un articolo sono all’ordine del giorno, non credo che nessuno abbia pubblicato al primo compiacenza revisioni, ma anche dopo la pubblicazione i commenti piovono. Per avere un’idea dei numeri vi lascio un link di un articolo de LeScienze che riporta i risultati di una ricerca http://www.lescienze.it/news/2015/10/28/news/analisi_citazioni_negative_articoli_scientifici-2820589/

Un articolo su tre viene criticato e il numero diminuisce con il tempo, quindi studi giovani sono sotto il mirino dei controllori della scienza. Il tutto viene fatto senza cattiveria,non per denigrare, ma spiegando dove un collega potrebbe essere incappato in un errore. Pur restando male un vero ricercatore, si aspetta, accetta e soprattutto risponde ai contenuti del critiche mosse senza sentirsi perseguitati, ma cogliendo l’opportunità di un miglioramento.

Genitori e web

Il web e internet, mobile o meno, è una fonte di preoccupazione per i genitori perchè l’accesso alle informazioni e la via all’indipendenza online è irta di ostacoli. Eppure dalle ricerche emerge che queste preoccupazioni non sempre si traducono in comportamenti utili. Qual è il motivo di questa contraddizione: mancanza di tempo, scarsa conoscenza del fenomeno o eccessiva fiducia nelle capacità tecniche dei figli?

Da mamma e curiosa/ricercatrice di internet questa tematica mi affascina e attrae per più di un motivo e volevo condividere con voi qualche informazione che credo debba aprirci gli occhi. In modo particolare mi riferisco ad uno studio americano che ha confrontato la percezione che hanno i genitori del loro comportamento in relazione all’educazione all’uso delle Nuove Tecnologie con quella dei loro figli. Il campione preso in esame nel 2008 ha compreso 1.124 adolescenti tra i 12 e i 17 anni e 1.002 genitori (28-61). I comportamenti che sono stati presi in esame sono:

  • Frequenza d’uso
  • Navigazione siti inappropriati (sesso-violenza)
  • Comportamenti rischiosi online (incontri)
  • Navigazione congiunta
  • Spiegazione di internet e dei pericoli
  • Tracking dei siti
  • “confessioni” dei figli (figli che spontaneamente parlano di avvenimenti accaduti durante la navigazione).

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Dalle immagini i risultati ci raccontano una grande disparità, eccessiva a mio modesto parere, soprattutto se lo incrociamo con un altro dato. Una ricerca Doxa del 2010 condotta per Save the Children sul territorio italiano riporta che il 65% dei genitori intervistati si dicono preoccupati perchè Internet può dare molti problemi.

ritorna allora la mia domanda iniziale: se siamo così preoccupati perchè non vediamo la realtà che circonda i nostri figli? è mancanza di tempo, scarsa conoscenza del fenomeno o eccessiva fiducia nelle capacità tecniche dei figli?

Bibliografia

A.K.Lau, A. Khoo, P. H. Ang (2008), Parental Awareness and monitoring of adolescent internal use, Current Psychology, (27):217-233

http://www.webcattolici.it/home/associazione/00000279_L_indagine_di_Save_the_Children.html

https://www.facebook.com/groups/1536421006575609/

L’articolo scientifico: miniguida

articolo scientifico

Piccola guida alla presentazione della struttura di un articolo scientifico. Documentarsi è un bene e se la lettura diventa più leggera e comprensibile tutti ne guadagnano!

Quando si vuole fare ricerca è bene documentarsi. Abbiamo già discusso dell’importanza della bibliografia nel corso della progettazione, della conduzione della ricerca e anche in fase di valutazione di un progetto. Non tutto ciò che leggiamo vale come informazione scientifica, testi e articoli scientifici dovrebbero essere la nostra fonte (non vi dico le tesi di laurea che saccheggiano!), ma non sono una lettura leggera.

Anche per chi non è un ricercatore è utile riuscire a leggere un articolo scientifico, alcuni se ne trovano liberamente su internet, ma come comprenderli e valutarli?? Ecco il perchè di questo e altri post che vorrebbero essere una piccola guida leggera per capire come e cosa stiamo leggendo, per evitare anche di credere a qualunque cosa e dotarci di un sano spirito critico e non criticone!

La prima cosa da considerare è la struttura dell’articolo scientifico. Come ogni altra forma stilistica, anche le comunicazioni scientifiche hanno le loro regole di presentazione.

1- Titolo: la prima parte è ovviamente il titolo in cui dovremmo trovare le parole chiave, cioè gli argomenti principali di cui si tratterà. quando fate una ricerca su internet sono queste parole chiave che i motori ricercano, ma non sempre hanno lo stesso significato che noi abbiamo in mente.  Sotto il titolo generalmente troviamo gli autori e la loro affiliazione.

2- Abstract: Si tratta di un sunto dell’articolo in cui si trovano le informazioni principali riguardo gli obiettivi, i metodi, le analisi e i risultati principali. Utilissimo per avere un’idea chiara del contenuto dell’articolo senza averlo letto tutto.

3- Introduzione: è la parte bibliografica dell’articolo stesso, in cui si chiariscono gli oggetti del lavoro dandone una definizione scientifica. Si spiega il perchè del lavoro, la sua importanza, come rientra nel panorama della ricerca attuale e generalmente si concluse con l’esplicitazione degli obiettivi se non dell’ipotesi stessa.

4- Metodo: nel metodo vengono descritte tutte le scelte “tecniche” che sono state messe in atto per completare la ricerca. Campione campionamento, assegnazione, tecniche di raccolta o produzione dei dati, analisi effettuate e così via. tutto quello, cioè, che dovrebbe sapere un altro ricercatore che volesse replicare l’indagine.

5- Risultati: per risultati si intendono solo i dati numerici o testuali derivanti dall’analisi senza alcun commento sul loro significato.

6- Discussione dei dati e conclusioni: è nella fase finale dell’articolo che vengono tirate le fila. I dati emersi vengono cioè discussi, interpretati, alla luce di:

– considerazioni bibliografiche, ciò che dice la letteratura fino a quel momento

– considerazioni pratiche, cioè i limiti e le possibili influenze che derivano dal modo in cui l’indagine è stata condotta.

Il senso di comunità: vale per le community?

 

senso di comunità

 

Cos’è il senso di comunità? da dove nasce e come può essere alimentato per creare nelle comunità online un forte senso di appartenenza?

 

 

Il Senso di comunità è stato studiato dalla psicologia sociale come elemento fondamentale per la vita di gruppo; si tratta infatti, di un collante che crea un senso di appartenenza e incita alla partecipazione alla vita e ai problemi comuni. Nelle piccole società il senso di comunità si crea soprattutto in base alla vicinanza fisica, ma oggi le distanze non hanno più il valore di un tempo e i valori e gli interessi comuni sono i nuovi ponti tra le persone.

Il senso di comunità è anche uno strumento per chi cerca di creare un gruppo attorno ad un messaggio, un progetto, un brand, un gruppo il cui attaccamento è tanto forte da strappare il possibile interesse verso altri gruppi. Le community online (profit e no profit) hanno un interesse di questo tipo, poichè nascono con lo scopo di aumentare la partecipazione dei propri iscritti, laddove per partecipazione possiamo intendere un processo attraverso il quale ci si senta legati agli altri e alle attività che sono in favore di tutti.

Quali sono le caratteristiche del senso di comunità? possono essere trasferite online?

Una possibile definizione: “la percezione della similarità con gli altri, una riconosciuta interdipendenza, una disponibilità a mantenere quest’interdipendenza offrendo o facendo per altri ciò che ci si aspetta da loro, la sensazione di appartenenza a una struttura pienamente affidabuile e stabile” (Saransono 1974, p.157).” Il senso di comunità aumenta quando: (1) gli individui vedono riconosciute le proprie competenze e il proprio status e (2) possono portare a termine i loro obiettivi, (3) sperimentano relazioni positive e piacevoli con (4) gli altri membri della comunità che li riconoscono come simili e con cui (5) condividono obiettivi comuni. I partecipanti alla community (6) condividono eventi significativi, (7) narrazioni e simboli condivisi.

Beh direi che se questi sono gli elementi principali, molti di loro sono ampiamente utilizzati, ma allora perchè alcune comunità sono più vincenti di altre. Beh direi che sicuramente il fattore umano (che è incontrollabile) gioca un fattore chiave fondamentale. I valori trasmessi devono essere in linea con la società e non imporsi contro essa, inoltre ogni messaggio può essere interpretato in modi diversi e non si è mai certi della piega che può prendere.

 

Videogiochi: una minaccia o una risorsa?

Oggi, vi ribloggo questo articolo che mi è davvero piaciuto molto perchè affronta un argomento interessante, a livello sociale e anche dal punto di vista della ricerca, senza sminuirlo o banalizzarlo. La domanda è nota: quali sono gli effetti dei videogiochi??

I punti di vista sono molteplici: il ricercatore vuole una scoperta esaltante, i genitori vogliono una guida per sapere che fare con i propri figli e i bambini vogliono poter giocare in pace. Beh, dalla ricerca emergono dati contrastanti, come ci illustra efficacemente questo articolo, ma alla base di tutto, secondo me, dobbiamo sempre ricordarci che un videogioco è un artefatto.
Un artefatto è uno strumento dell’uomo dalla natura sociale e mutevole. Gli artefatti possono nascere con uno scopo ben preciso, ma l’uso da parte di diversi utenti ne può far evolvere la natura in modi inaspettati. Internet nasce come scambio di informazioni tra le università e oggi la stragrande maggioranza di contenuti presenti in rete è di natura pornografica (scusa l’esempio un pò estremo).
Anche il videogioco è quindi uno strumento, ogni categorie di persone lo vede in un modo, ma è l’uso che se ne fa ad essere scorretto, non la sua natura. Volete dirmi che un ragazzo che passa le sue giornate solo a leggere romanzi politici non vi sembrerebbe strano? ecco allora che la ricerca deve proseguire perchè nuovi videogiochi che perseguano scopi differenti possano essere più efficaci, dopodichè non dimentichiamoci mai di usare il buon senso e una domanda: ma se qualcuno rinchiude la sua vita in un videogioco ciò accade a causa del videogioco o perchè quell’individuo esprime un disagio che per me è più facile da liquidare in questo modo, piuttosto che mettermi in gioco ed ascoltarlo?