Le critiche alla scienza

Spesso gli pseudoscienziati si ergono a vittime incomprese a causa delle critiche che ricevono i loro studi. La critica non è un attacco personale,bensì una parte essenziale del processo di ricerca attraverso cui:

-la comunità scientifica controlla la veridicità de risultati e dei metodi

-la comunità scientifica controlla a replicabilità dei risultati

-gli scienziati apportano un contributo a idee lontane estendendo il significato di un esperimento o di una teoria.

Quanto è frequente ricevere delle critiche? In sede di pubblicazione di un articolo sono all’ordine del giorno, non credo che nessuno abbia pubblicato al primo compiacenza revisioni, ma anche dopo la pubblicazione i commenti piovono. Per avere un’idea dei numeri vi lascio un link di un articolo de LeScienze che riporta i risultati di una ricerca http://www.lescienze.it/news/2015/10/28/news/analisi_citazioni_negative_articoli_scientifici-2820589/

Un articolo su tre viene criticato e il numero diminuisce con il tempo, quindi studi giovani sono sotto il mirino dei controllori della scienza. Il tutto viene fatto senza cattiveria,non per denigrare, ma spiegando dove un collega potrebbe essere incappato in un errore. Pur restando male un vero ricercatore, si aspetta, accetta e soprattutto risponde ai contenuti del critiche mosse senza sentirsi perseguitati, ma cogliendo l’opportunità di un miglioramento.

Un’analisi del contenuto e mille risultati per il community manager

analisi del contenuto e web community

La recente conclusione di un seminario che ha voluto approfondire il tema dell’uso dell’analisi del contenuto nelle web community (commerciali) mi ha fatto riflettere sui tanti e molteplici usi di questa tecnica. Forse vi sarete annoiati di sentirmi dire quanto uno psicologo ci possa vedere in queste dinamiche, ma credetemi e così. o leggetemi e vediamo se vi convinco!

L’analisi del contenuto e un tipi di analisi che può essere effettuata su ogni testo e si caratterizza (brevemente) per:

  • la sua natura qualitativa (che però all’uso può essere documentata attraverso i numeri che tanto ci tranquillizzano)
  • la possibilità di far emergere idee o ipotesi che non avevamo in partenza
  • la plasticità
  • l’esaustività, quindi l’uso totale dei dati a nostra disposizione
  • e la duttilità nel suo accompagnarsi a molte tecniche più specifiche.

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Una buona analisi del contenuto ci permette quindi, a fronte di una domanda iniziale, di scandagliare e sintetizzare i contenuti emersi per poi far emergere categorie di significato in relazione tra di loro (aggiungendo analisi booleane), o dinamiche psicosociali tra gli interlocutori (pensiamo all’analisi delle conversazioni) oppure lo sviluppo delle argomentazioni (approccio di Susan Herring).

Cosa farsene per le web community? Beh sicuramente poco se le community non vengono prima considerate degne di una puntuale gestione (cosa che purtroppo e inverosimilmente è accaduto anche per brand assai noti), ma se solo ci avviciniamo al nostro pubblico potremmo scoprire molte cose.

Da questo seminario sono arrivati incredibili suggerimenti, di cui vi parlerò brevemente:

  • tecniche vincenti di apertura della conversazione per generare un vero scambio tra utenti, piuttosto che un mero botta e risposta
  • analisi di scambi tra utenti, celebrità e brand: in che modo il brand può appoggiare la celebrità e come la visibilità di questa diventa davvero un motore per il brand per avvicinare o interessare il suo pubblico
  • quando una web community deve e può includere il suo pubblico nelle dinamiche del brand che ospita e quando invece è meglio essere distaccati.
  • Chi deve rispondere? cioè quando si avverte la presenza di un community manager, piuttosto che l’incarnazione del brand stesso? ciò limita o acuisce eventuali danni di immagine?

Vi stuzzica? a me tanto, sebbene non esistano risposte pre-stampate, ma ogni community vada considerata nella sua specificità. Ma se vi ponete almeno una di queste domande…ricordatevi dell’analisi del contenuto!

Trial clinici: esperti di contenuto o di metodo? | Scienza in Rete

 

Trial clinici: esperti di contenuto o di metodo? | Scienza in Rete.

Questo interessante articolo pone un quesito intrigante. Come è possibile avere una revisione scientifica e priva di pregiudizi?

– è meglio avere esperti che conoscono il metodo  e sanno come applicarlo in diverse aree senza avere una conoscenza approfondita della materia

– è opportuna una revisione dei lavori da un cultore esperto della materia che quindi sappia di cosa si stia parlando.

 

Insomma qual è il rapporto tra contenuto e metodo di ricerca? a voi la risposta!

Le insidie della validità interna nella progettazione sociale

La validità di un progetto o di  un intervento viene generalmente intesa come la sua qualità, ma in campo metodologico la validità è un criterio specifico e variegato. Per semplificare possiamo dire che la validità è la certezza che abbiamo di studiare (attraverso un progetto scientifico o di intervento) proprio quei comportamenti/variabili/indicatori/relazioni che ci eravamo posti di studiare. Ancora più semplice: non stiamo prendendo lucciole per lanterne. Questo concetto generale si declina in diversi tipi di validità che dovrebbero aiutare il ricercatore a salvaguardare l’ecologicità dei risultati, la possibilità di estenderli alla popolazione e così via.

Il primo tipo di validità che generalmente viene affrontato è la validità INTERNA, cioè il grado di certezza che stiamo studiando effettivamente la relazione tra la variabile dipendente e quella indipendente che abbiamo scelto. quindi, ad esempio, che l’uso di un certo prodotto influisca sul peso, piuttosto che l’attività fisica quotidiana incida sulla qualità del sonno. In ambito di progettazione sociale la validità interna ha a che fare, ad esempio, con la certezza che stiamo valutando l’efficacia di un intervento: ipotizziamo che una campagna di sensibilizzazione porti ad una minore frequenza di comportamenti a rischio nella popolazione!

Com’è possibile avere un’alta validità interna? Beh dovremmo accertarci di:

  • aver colto la direzionalità esatta della relazione (cioè la causa è davvero la causa e non l’effetto)
  • aver escluso le altre possibili fonti di variazione della variabile dipendente che causano confusione.

Già all’interno di un laboratorio, dove il controllo sperimentale è massimo, non è facile escludere tutto ciò che potrebbe influenzare la relazione che stiamo studiando, nel caso della progettazione sociale e magari di un intervento sul campo è ancora più difficile. Vediamo alcune delle fonti di confusione più note; conoscerle è importante perchè anche se non possiamo eliminarle possiamo provare a controllarle o almeno a tenerne conto quando valutiamo i nostri risultati.

  • Mortalità del campione: per mortalità del campione non si intende la morte vera e propria dei partecipanti, ma la perdita di soggetti quando una ricerca/intervento si protrae a lungo. Ciò ha due effetti. Il primo è che si può restare con poche persone e quindi non è più possibile effettuare statistiche; il secondo è che oltre a essere pochi i partecipanti rimasti non siano più rappresentativi dell’intera popolazione. che fare? Cercate di coinvolgere sempre più persone di quante ne servano 🙂
  • Eventi storici attuali: alcuni eventi storici possono influire su quello che state studiando. Ad esempio, lo scoppio di un conflitto può influire sulle campagne a favore della pace del mondo. Anche eventi meno tragici e “di nicchia” influiscono; pensate al coming out di un personaggio molto noto, potrebbe influire attenuando (si spera) opinione e comportamenti omofobi.  In questo caso il controllo è direi quasi impossibile.
  • Maturazione del campione: quando l’intervento prevede un certo periodo di tempo è possibile che sussistano dei cambiamenti fisiologici nel nostro campione. L’esempio più evidente riguarda i bambini. cominciamo un progetto con dei bambini contro il bullismo e se questo dura anni andremo incontro ad un cambiamento del grado di comprensione o addirittura all’ingresso in preadolescenza.
  • Effetti delle prove: il fatto di dare questionario o fare delle interviste per verificare dei cambiamenti nel nostro campione può influire sui risultati. Si impara subito la risposta giusta, cioè quella che le persone si vogliono sentir dire!
  • Selezione: l’ultima fonte di influenza riguarda la selezione del campione. Se non riusciamo a coinvolgere un gruppo eterogeneo di partecipanti, questi potrebbero essere un sottogruppo specifico della popolazione e la loro particolarità influire sulla valutazione dei risultati. Una campagna contro l’omofobia, ad esempio, non può essere valutata solo sui giovani delle grandi città, perchè l’ambiente cittadino influisce su questo genere di comportamenti. La campagna funzione se induce modifiche sia in centri piccoli che grandi, sia tra giovani e meno giovani!

 

La ricerca azione per comprendere e gestire i gruppi

ricerca azione

Parlando con gli operatori sociali che lavorano nelle associazioni e/o nelle onlus anche quando vogliono impegnarsi nella ricerca resta sempre in ballo una questione di fondo: l’attaccamento alle condizioni reali dei gruppi e la concreta efficacia del loro intervento. La ricerca-azione è quindi quello che fa per loro: non una ricerca in laboratorio, ma un mix di controllo sperimentale e realtà.

Il paradigma della Ricerca-Azione nasce negli Stati Uniti ad opera di Kurt Lewin per un uso nell’ambito scolastico, ma non è rimasta confinata nelle scuole ed è molto usata per lo studio dei gruppi. Lo scopo in questo caso è quello di operare sul campo cercando di raccogliere della migliore qualità. Il compromesso sostanzialmente è: un pò di realtà e tanto controllo.

Ciò che a mio avviso garantisce una buona qualità del lavoro, caratteristica fondante della ricerca azione, è la compresenza di operatori che lavorino sul campo e di un consulente che, da esterno, faccia da garante alla qualità scientifica del lavoro. Ciò permette:

1- adesione ai problemi concreti

2- dare vita ad un’azione efficace e aderente alla complessità della realtà

3- controllo dell’andamento del progetto e sua relazione con le teorie attuali

4- raccolta di dati utili ad un’elaborazione statistica che permetta una reale verifica delle ipotesi.

Questi attori devono lavorare sinergicamente durante tutto il processo per fare in modo che le due anime della ricerca azione restino sullo stesso piano, senza prevaricarsi, piuttosto supportandosi vicendevolmente!

Per dare una breve definizione del quadro entro cui ci si muove possiamo distinguere due forme di ricerca azione: quella “di base” che vuole studiare il gruppo o un tipo di gruppo nelle sue caratteristiche generali, mentre quella “diagnostica” si interessa di un problema specifico.

La ricerca-azione poi si snoda in tre fasi:

  • la costruzione del piano generale che prevede: la definizione del problema, la ricerca delle ipotesi e delle variabili, nonchè la creazione dell’intervento. Ovviamente, dovendosi scontrare con la realtà, il piano generale può essere modificato durante l’intervento
  • progettazione delle singole azioni del piano spostandosi dal livello concreto a quello teorico
  • attuazione delle azioni.

Se il consulente non deve mai pensare di sacrificare troppo la complessità del problema per ottenere dei dati puliti, l’operatore che si avvicina alla ricerca azione deve comprendere che l’obiettivo è anche quello di ottenere dei dati analizzabili statisticamente e che permettano di verificare le ipotesi!