Mondo digitale

Odio in Rete: questione di educazione o di competenze?

Le parole di odio che scorrono su Internet a fiumi danno da pensare: possibile che siamo diventati così insensibili, maleducati ed eruttivi? Le prime teorie sulla Comunicazione Mediata dal Computer degli anni ’80 sottolineavano tra le chat e i forum un’alta presenza di Flame, cioè la tendenza a trascendere nella conversazione in litigi furiosi. Oggi con i social il flame non è ridotto ad una conversazione, o meglio si inserisce in una conversazione senza limiti temporali e dai partecipanti numerosissimi. Come uscirne? Scorrendo le teorie classiche sulla CMC otteniamo qualche suggerimento a cui si aggiunge una riflessione più tipica del web 2.0

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Le stesse teorie nel corso del tempo si sono riscoperte ottimiste, come si vede dalla figura con il tempo le caratteristiche negative si sono limitate e sono stati riscoperti gli elementi positivi. Ma allora siamo tornati indietro con l’avvento del web 2.0?

Io penso che con l’aumentata partecipazione alla vita in Rete e grazie alla tecnologia touch che rende la tecnologia tanto trasparente e ci mette nella condizione di scrivere un testo per permane con la stessa leggerezza con cui ci facevamo una bella chiacchierata al bar, metta in discussione non tanto la nostra educazione, quanto una nuova consapevolezza comunicativa.

Quindi, che fare?

In parte credo che la risposta ce la diano ancora quelle “vecchie Teorie”; rimarcare la brutta immagine che stiamo dando di noi, così come il rispetto delle regole sociali, forse per parte di noi vuol dire ancora qualcosa.

C’è un altro aspetto però da considerare perchè molti haters, ma non solo, farebbero carte false per ottenere visibilità. in mondo dominato dagli algoritmi che non distinguono tra attenzione positiva e negativa credo che dovremmo, in quanto pubblico e utenti, essere consapevoli dell’impatto del nulla. Insomma, invece di indignarci e donare visibilità, forse si potrebbe cominciare ad ignorare queste espressioni di odio, laddove per ignorare intendo limitarne l’impatto: niente like, niente commenti, poco tempo speso a guardare. Lasciare l’altro inascoltato significa non farlo esistere in Rete e lasciare che l’Odio esca parzialmente di scena!