psicologia e lavoro

Cognitive flexibility: è possibile raggiungerla in fretta?

Al 10° posto delle soft skills che saranno più richieste nel 2020 secondo il World Economic Forum c’è la Cognitive Flexibility che potremmo tradurre come la capacità di adattare i nostri schemi di pensiero al nostro ambiente. Questa è la sfida: è possibile arrivare pronti senza sforzi e in breve tempo al 2020. In effetti la risposta non vi piacerà, non si può cambiare in questo modo in poco tempo e senza un profondo sforzo, ma la buona notizia è che abbiamo ancora molto tempo e quindi con un po’ di costanza possiamo diluire il tutto!!

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Ma cosa ci viene richiesto? Una definizione di flessibilità cognitiva recita:

“A person’s (a) awareness that in any given situation there are options and alternatives available, (b) willingness to be flexible and adapt to the situation, and (c) self-efficacy in being flexible. Inany given situation, a person has a choice about how to behave” (Martin & Rubin, 1995, p. 195).

Quindi, detto in parole povere (spero non troppo banalizzanti un’attività tutt’altro che automatica in molti) che chi possiede flessibilità cognitiva:

  • È convinto che in ogni situazioni ci siano più alternative, sia in termini di lettura della stessa, sia in termini di azioni ed è disposto a prenderle in considerazione,
  • Quando l’ambiente cambia, sposta la propria attenzione verso nuovi fattori (che altri portano alla sua attenzione o volontariamente ricercati) che prima non considerava,
  • Non si sente minacciato dal cambiamento, ma lo accoglie come sfida o crescita
  • Quando cambia l’ambiente cambiano comportamento.

Partiamo con l’allenamento

Come cominciare ad allenarci! Sicuramente partendo da una buona conoscenza di sé e senza pretendere di applicare immediatamente i consigli alle situazioni di emergenza dove il nostro cervello preferisce andare sul sicuro.

  • Ai prossimi problemi che vi capiteranno sottomano potete fare una piccola lista (da aggiornare per un paio di mesi almeno) di quali sono le informazioni che vi “piace” raccogliere e sulla base delle quali prendete le vostre decisioni
  • Parallelamente potete fare una “lista nera”: informazioni che magari qualcuno porta alla vostra attenzione e che non considerate mai.
  • Dopo il periodo di conoscenza (e magari facendo vi aiutare da qualcuno di cui vi fidate) cercate di inserire nelle vostre decisioni una di quelle informazioni che non vi piacciono, una alla volta.

Sento già qualcuno mugugnare: “se non la considero ci sarà un motivo”. Certo, ma i motivi cambiano e il rischio è che il vostro cervello che ha fatto una valutazione corretta una, dieci, venti volte, alla trentesima non consideri una variabile chiave che nel corso del tempo è diventata fondamentale.

Ricordiamoci che l’obiettivo è allenarci all’adattamento perché il nostro prossimo lavoro di successo potrebbero non ancora essere stato inventato!