Un’analisi del contenuto e mille risultati per il community manager

analisi del contenuto e web community

La recente conclusione di un seminario che ha voluto approfondire il tema dell’uso dell’analisi del contenuto nelle web community (commerciali) mi ha fatto riflettere sui tanti e molteplici usi di questa tecnica. Forse vi sarete annoiati di sentirmi dire quanto uno psicologo ci possa vedere in queste dinamiche, ma credetemi e così. o leggetemi e vediamo se vi convinco!

L’analisi del contenuto e un tipi di analisi che può essere effettuata su ogni testo e si caratterizza (brevemente) per:

  • la sua natura qualitativa (che però all’uso può essere documentata attraverso i numeri che tanto ci tranquillizzano)
  • la possibilità di far emergere idee o ipotesi che non avevamo in partenza
  • la plasticità
  • l’esaustività, quindi l’uso totale dei dati a nostra disposizione
  • e la duttilità nel suo accompagnarsi a molte tecniche più specifiche.

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Una buona analisi del contenuto ci permette quindi, a fronte di una domanda iniziale, di scandagliare e sintetizzare i contenuti emersi per poi far emergere categorie di significato in relazione tra di loro (aggiungendo analisi booleane), o dinamiche psicosociali tra gli interlocutori (pensiamo all’analisi delle conversazioni) oppure lo sviluppo delle argomentazioni (approccio di Susan Herring).

Cosa farsene per le web community? Beh sicuramente poco se le community non vengono prima considerate degne di una puntuale gestione (cosa che purtroppo e inverosimilmente è accaduto anche per brand assai noti), ma se solo ci avviciniamo al nostro pubblico potremmo scoprire molte cose.

Da questo seminario sono arrivati incredibili suggerimenti, di cui vi parlerò brevemente:

  • tecniche vincenti di apertura della conversazione per generare un vero scambio tra utenti, piuttosto che un mero botta e risposta
  • analisi di scambi tra utenti, celebrità e brand: in che modo il brand può appoggiare la celebrità e come la visibilità di questa diventa davvero un motore per il brand per avvicinare o interessare il suo pubblico
  • quando una web community deve e può includere il suo pubblico nelle dinamiche del brand che ospita e quando invece è meglio essere distaccati.
  • Chi deve rispondere? cioè quando si avverte la presenza di un community manager, piuttosto che l’incarnazione del brand stesso? ciò limita o acuisce eventuali danni di immagine?

Vi stuzzica? a me tanto, sebbene non esistano risposte pre-stampate, ma ogni community vada considerata nella sua specificità. Ma se vi ponete almeno una di queste domande…ricordatevi dell’analisi del contenuto!

TechnoStress: Developing a Health Techno-Family System – ovvero tecnostress in famiglia

TechnoStress: Developing a Health Techno-Family System.

Il Tecnostress, ovvero lo stress causato dall’uso insano delle nuove tecnologie, è un concetto che è stato introdotto ormai da lungo tempo da Craig Brod.

Il termine è rimasto attivo e conosciuto soprattutto in ambito lavorativo; lo si intuisce dalla sua definizione in cui rientra l’ansia non solo per l’uso intensivo, ma perchè questo viene richiesto “dall’alto” e anche perchè un possibile ricambio a velocità sostenuta delle nuove tecnologie in uso causerebbe problemi nell’adattamento.

Un altro sistema sociale oggi si ritrova scoperto nell’adattamento all’invasione delle Nuove Tecnologie, ed è la famiglia. Un sistema dove le innovazioni tecnologiche causano ansia da prestazione, conflitti tra ruoli (i genitori non sempre sono gli esperti) e confusione nelle regole d’uso.

I genitori sono alla ricerca di qualche soluzione al problema, ma la ricerca non è ancora giunta ad una soluzione, basti leggere questo link che rimanda ad un sito di esperti. Il problema viene ridotto a una serie di punti critici che poco evidenziano il ruolo dell’educazione nello sviluppo del tecnostress.

Resta comunque un buon punto di partenza, buona lettura!!

Il senso di comunità: vale per le community?

 

senso di comunità

 

Cos’è il senso di comunità? da dove nasce e come può essere alimentato per creare nelle comunità online un forte senso di appartenenza?

 

 

Il Senso di comunità è stato studiato dalla psicologia sociale come elemento fondamentale per la vita di gruppo; si tratta infatti, di un collante che crea un senso di appartenenza e incita alla partecipazione alla vita e ai problemi comuni. Nelle piccole società il senso di comunità si crea soprattutto in base alla vicinanza fisica, ma oggi le distanze non hanno più il valore di un tempo e i valori e gli interessi comuni sono i nuovi ponti tra le persone.

Il senso di comunità è anche uno strumento per chi cerca di creare un gruppo attorno ad un messaggio, un progetto, un brand, un gruppo il cui attaccamento è tanto forte da strappare il possibile interesse verso altri gruppi. Le community online (profit e no profit) hanno un interesse di questo tipo, poichè nascono con lo scopo di aumentare la partecipazione dei propri iscritti, laddove per partecipazione possiamo intendere un processo attraverso il quale ci si senta legati agli altri e alle attività che sono in favore di tutti.

Quali sono le caratteristiche del senso di comunità? possono essere trasferite online?

Una possibile definizione: “la percezione della similarità con gli altri, una riconosciuta interdipendenza, una disponibilità a mantenere quest’interdipendenza offrendo o facendo per altri ciò che ci si aspetta da loro, la sensazione di appartenenza a una struttura pienamente affidabuile e stabile” (Saransono 1974, p.157).” Il senso di comunità aumenta quando: (1) gli individui vedono riconosciute le proprie competenze e il proprio status e (2) possono portare a termine i loro obiettivi, (3) sperimentano relazioni positive e piacevoli con (4) gli altri membri della comunità che li riconoscono come simili e con cui (5) condividono obiettivi comuni. I partecipanti alla community (6) condividono eventi significativi, (7) narrazioni e simboli condivisi.

Beh direi che se questi sono gli elementi principali, molti di loro sono ampiamente utilizzati, ma allora perchè alcune comunità sono più vincenti di altre. Beh direi che sicuramente il fattore umano (che è incontrollabile) gioca un fattore chiave fondamentale. I valori trasmessi devono essere in linea con la società e non imporsi contro essa, inoltre ogni messaggio può essere interpretato in modi diversi e non si è mai certi della piega che può prendere.

 

Videogiochi: una minaccia o una risorsa?

Oggi, vi ribloggo questo articolo che mi è davvero piaciuto molto perchè affronta un argomento interessante, a livello sociale e anche dal punto di vista della ricerca, senza sminuirlo o banalizzarlo. La domanda è nota: quali sono gli effetti dei videogiochi??

I punti di vista sono molteplici: il ricercatore vuole una scoperta esaltante, i genitori vogliono una guida per sapere che fare con i propri figli e i bambini vogliono poter giocare in pace. Beh, dalla ricerca emergono dati contrastanti, come ci illustra efficacemente questo articolo, ma alla base di tutto, secondo me, dobbiamo sempre ricordarci che un videogioco è un artefatto.
Un artefatto è uno strumento dell’uomo dalla natura sociale e mutevole. Gli artefatti possono nascere con uno scopo ben preciso, ma l’uso da parte di diversi utenti ne può far evolvere la natura in modi inaspettati. Internet nasce come scambio di informazioni tra le università e oggi la stragrande maggioranza di contenuti presenti in rete è di natura pornografica (scusa l’esempio un pò estremo).
Anche il videogioco è quindi uno strumento, ogni categorie di persone lo vede in un modo, ma è l’uso che se ne fa ad essere scorretto, non la sua natura. Volete dirmi che un ragazzo che passa le sue giornate solo a leggere romanzi politici non vi sembrerebbe strano? ecco allora che la ricerca deve proseguire perchè nuovi videogiochi che perseguano scopi differenti possano essere più efficaci, dopodichè non dimentichiamoci mai di usare il buon senso e una domanda: ma se qualcuno rinchiude la sua vita in un videogioco ciò accade a causa del videogioco o perchè quell’individuo esprime un disagio che per me è più facile da liquidare in questo modo, piuttosto che mettermi in gioco ed ascoltarlo?