Test psicologico in italiano: traduzione o validazione?

Se avete mai usato (o vi è stato somministrato) un test psicologico vi sarete accorti che gran parte di questi strumenti ha dei nomi strani, spesso acronimi di un insieme di parole (spesso in lingua inglese) che spiegano cosa si andrà a misurare. Ma cosa succede quando un test creato in un altro paese o in un’altra lingua viene tradotto in italiano?

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Ecco, già pensare che si tratti di una mera traduzione è un pò superficiale. se siete tentti di prendere una serie di domande e tradurle con Google Translator, siete completamente fuori strada. Così come i test psicologici non sono quelle 4 domande che trovate nelle riviste, così il processo che porta uno strumento ad essere utilizzabile (in forma efficace ed efficiente) in un altro contesto culturale è lungo e complesso: una nuova validazione!

Le problematiche che sorgono in questo processo sono diverse, proviamo a seguire alcune indicazioni di Carlo Chiorri (Teoria e tecnica psicometrica. Costruire un test psicologico) per fare chiarezza. Le difficoltà sono di ordine: Psicologico, linguistico e statistico, vediamole brevemente

  1. a livello psicologico occorre comprendere se la stessa variabile che va ad essere misurata esista anche nella società in cui si va ad introdurre il test, insomma il costrutto regge? Il bias culturale ci porta a pensare che dappertutto esista l’empatia e che sia un comportamento apprezzabile e apprezzato. Non è detto! L’intelligenza nella nostra società fa riferimento alla capacità di utilizzare il ragionamento logico, mentre in Kenya i bambini intelligenti sono quelli che conoscono il loro ruolo all’interno della famiglia e sono in grado di rispettarlo. Quindi che risultati darebbe un loro test dell’intelligenza in Italia?
  2. Un altro bias è quello legato alla lingua, cioè alla possibilità di tradurre effettivamente un termine utilizzato. Ciò ha portato a delle distorsioni non solo nella formulazione delle domande, ma anche per quanto riguarda le istruzioni. In lingua inglese è normale, educato e ovviamente necessario inserire il Please nella formula con cui si richiede di compilare il test, ma che in italiano (soprattutto se ripetuto) non sempre “suona” bene.
  3. a livello statistico la questione non è meno complicata. La solidità di un test si basa sulla sua capacità di misurazione, ma anche nei range di variazione del punteggio associato alla popolazione, cioè quello che ci fa dire: il punteggio è sopra o sotto la media, di quanto e soprattutto quanto è la media. Ma è sbagliato presupporre che nei diversi stati la variabilità si esprima allo stesso modo, quindi dopo aver constatato che lo strumento misura lo stesso costrutto e che la formulazione delle domande rispecchia tale necessità occorre campionare la nuova popolazione e ricalcolare gli indici statistici che confermino da una parte la solidità dello strumento ( coerenza interna, stesse scale, ecc.) e dall’altra ci riportino gli indicatori validi e validati nella nuova popolazione!

Validate gente, Validate!

 

 

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