La comunicazione del rischio e di come prevenirlo è sicuramente uno dei temi caldi della riapertura; in generale per tutti noi cittadini, ma per un datore di lavoro si tratta di un processo fondamentale per il rispetto del nuovo protocollo. Non si tratta di un compito semplice che rimanda all’elenco di una serie di azioni da rispettare perchè ogni norma e ogni comunicazione ha un margine di discrezionalità e se ho imparato qualcosa da questa pandemia a livello di comunicazione è che il “buon senso” non esiste. Esiste solo una percezione individuale di cosa sia pericoloso per me e di quale sia la soglia accettabile di assunzione del rischio. Volete un esempio pratico? pensate ai mille e variegati modi di indossare una mascherina per proteggere le vie respiratorie (due!!) ne avreste mai immaginati tanti?

Il mondo del lavoro si è organizzato con un nuovo protocollo della sicurezza che per funzionare deve essere compreso e poi accettato e successivamente integrato dai lavoratori nella ruotine. In termini più specifici questo comporta una comunicazione del rischio che cerchi di entrare nella rappresentazione del rischio e del pericolo dell’individuo elicitando nuovi comportamenti sicuri che siano in linea con le direttive e che non stridano con l’idea di partenza del singolo.

E qual è il problema? Oltre al celeberrimo buon senso, assistiamo ad una percezione soggettiva del rischio (ciascuno di noi privilegia fonti informative differenti) e ad un processo di assuefazione al pericolo che ha “velocità” differenti.

Come procedere quindi con una comunicazione del rischio efficace? Partiamo da alcuni suggerimenti di metodo che possono essere sempre validi:

  1. Oltre alla comunicazione standard e istituzionale, privilegiare una modalità narrativa. Quante storie abbiamo sentito in questi giorni di persone che si sono ammalate o che non si sono ammalate perchè ci hanno raccontato episodi o tecniche a loro dire vincenti? Il passaparola resta la modalità più naturale per passare dei contenuti.
  2. Utilizzare il feedback positivo. Anche se vi sembra un passaggio inutile il feedback efficace passa anche attraverso il rinforzo positivo di un comportamento corretto. Dato che spesso la comunicazione del rischio passa attraverso un divieto che lascia aperta la realtà a molteplici scenari alternativi, il sottolineare un comportamento corretto indica chiaramente che cosa ci si aspetta dai dipendenti.

Più complesso è il tentativo di impostare un piano di comunicazione del rischio che faccia breccia nel visione del rischio e del pericolo avvicinandola visione del dipendente a quella istituzionale. In questo caso i passaggi possono essere:

  • ri-costruire un diagramma degli “esperti”, cioè come le cose andrebbero fatte!
  • creare una sorta di mappatura dell’idea del pericolo e delle misure da adottare dei dipendenti. ovviamente sono tanti punti di vista, verranno riportati quelle opinioni su cui c’è più accordo.
  • sovrapposizione dei due modelli in modo da identificare i punti di maggiore lontananza.
  • a questo punto sviluppare il messaggio per poi valutarne l’efficacia.

 

Buona ripartenza in sicurezza!!